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Dal marketing al socialing
Un nuovo modello economico e culturale: è il socialing, nato con l’idea di proporre, alle organizzazioni e alle imprese, nuovi approcci etici verso i consumatori e il mercato che mettano al centro le reali esigenze delle persone.

Autenticità, reputazione, reciprocità, trasparenza e costante attenzione al rapporto qualità-prezzo. Impresa come “luogo sociale”, in grado di produrre un reale valore per i lavoratori e per i consumatori, che si rapporta con un mercato “sociale”, composto da individui unici e non da masse uniformi. Sono questi alcuni degli ingredienti del Socialing, nuovo modello economico culturale presentato a Milano nel corso del primo European Socialing Forum e pensato per dare una risposta concreta ai cambiamenti in atto nella nostra società.

Come evidenziato durante l‘evento da Paolo Anselmi, Vice Presidente di GFK Eurisko, “la crisi che stiamo attraversando ha caratteristiche che la rendono, nella percezione dei consumatori, molto diversa dalle crisi del recente passato: per durata, per impatto sociale (a marzo 2013 il 75% dei cittadini italiani dichiarava di sentirsi direttamente “toccato” dalla crisi economica) e per incertezza sui tempi della «ripresa» (il 39% degli intervistati ritiene infatti che usciremo dalla crisi non prima del 2016). Gli effetti di una crisi così prolungata non sono solo congiunturali ma agiscono in profondità, modificando valori, modelli di consumo e progetti di vita delle persone. La crisi favorisce, infatti, oltre a risposte immediate di tipo “tattico” – come il rinvio degli acquisti più importanti e l’attenzione esasperata ai prezzi – un progressivo ripensamento del tradizionale e spensierato approccio ai consumi, a favore di un nuovo modello ispirato ai valori della sobrietà, responsabilità e sostenibilità. E proprio il tema della sostenibilità ambientale, nonostante la crisi, occupa una posizione privilegiata. Le statistiche evidenziano come nell’ultimo decennio l’informazione su questi temi sia cresciuta, stimolando così l’interesse dei cittadini (il 36% degli Italiani che si dichiara “molto attento” all’ambiente e il 56% “abbastanza attento”) e incidendo sulla percezione di “auto-efficacia” dei cittadini-consumatori rispetto alla salvaguardia dell’ambiente, ovvero la consapevolezza del contributo che ciascuno può dare per la soluzione del problema (la percentuale di coloro che ritengono che sia fondamentale il contributo che ciascun cittadino può dare alla riduzione dell’inquinamento è al 90%). Gli anni che stiamo vivendo rappresentano dunque un momento di svolta etica e culturale che sta portando verso un nuovo modello di consumo più consapevole e più responsabile, caratterizzato dal “taglio” dei consumi inutili e costosi, dalla riduzione degli sprechi, da una gestione più responsabile degli oggetti, dalla crescente consapevolezza del ciclo di vita dei beni e dalla scelta di prodotti e marche più responsabili. Secondo le indagini condotte da GfK Eurisko, ad esempio, il 34% degli italiani, quando acquista un prodotto, ritiene importante che esso rispetti criteri etici, sociali e ambientali e, al 47% degli intervistati, è capitato negli ultimi 12 mesi di non acquistare prodotti o marche perché poco responsabili dal punto di vista ambientale o sociale. Dati che evidenziano come stia ormai tramontando il modello di benessere “quantitativo”, fondato sulla prospettiva di una costante e progressiva espansione dei redditi e dei consumi per evolvere verso un approccio più «qualitativo». Ma la crisi sta incidendo – oltre che sul modello di consumo – ma anche sul modello di benessere dei cittadini, che ricercano oggi la «qualità delle esperienze» piuttosto che il possesso e l’ostentazione dei beni, la competenza d’uso come fattore di soddisfazione, l’attenzione alle dimensioni non materiali della qualità della vita (la disponibilità di tempo e la qualità delle relazioni) e alla rilevanza delle dimensioni sociali. Stiamo assistendo ad una riformulazione complessiva del “senso” dei consumi – conclude Paolo Anselmi – e a una riformulazione del proprio progetto di vita nella direzione di un benessere soggettivo nella quale assume sempre maggior peso il desiderio di contribuire al benessere collettivo e alla salvaguardia dei beni comuni.”

Nuovi modelli che impongono alle aziende e alle organizzazioni di modificarsi e adeguarsi a questa nuova realtà: l’approccio “Socialing” nasce proprio per dare una risposta concreta ai cambiamenti in atto. Come spiega Andrea Farinet, coordinatore dell’European Socialing Forum. “Il Socialing nasce con l’obiettivo principale di proporre alle organizzazioni ed alle imprese nuovi approcci etici verso i consumatori e i mercati, mettendo al centro delle priorità le reali esigenze delle persone, siano consumatori, risparmiatori, imprenditori o manager e ristabilire il primato della dimensione umana e sociale negli scambi tra soggetti economici e tra profit e non-profit. “Il Socialing rappresenta un’evoluzione del tradizionale marketing”, spiega Andrea Farinet, “La parola marketing si è ormai svuotata di significato, inaridita e spenta in uno sterile tentativo di condizionamento dei bisogni e dei consumi. Indica troppo spesso manipolazione, seduzione e simbolizzazione. ll Socialing vuole invece ristabilire un rapporto tra aziende e consumatori basato sull’orizzontalità, sulla reputazione, l’autenticità e la reciprocità. Un’impresa “Socialing oriented” pone al centro delle proprie strategie di business le reali esigenze dei consumatori, migliora sistematicamente il rapporto qualità-prezzo della propria offerta, sviluppa la propria responsabilità sociale e ambientale nel territorio in cui opera e contribuisce, attraverso l’innovazione intellettuale ed organizzativa, alla crescita del capitale sociale e al miglioramento della qualità della vita della comunità nella quale è inserita.